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SUMMARY:Les Goûts réunis
DESCRIPTION:Stile francese e influssi italiani nella musica di François Couperin \nScarica qui la brochure della Rassegna di musica antica \n  \nHuitiéme Concert\, dans le gout théatral (da Les Goûts Réunis ou nouveaux concerts\, 1724): \n\nOuverture\nGrande Ritournèle\, gravement\nAir\, noblement\nAir tendre\, rondeau\nAir léger\nLoure\, pesamment\nAir\, animé et leger\nSarabande\, grave et tendre\nAir léger\nAir tendre\, lentement\nAir de Baccantes\, très animé\n\n  \nL’Apothéose de Lully (Concert instrumental sous le titre d’Apothéose composé à la mémoire Immortelle de l’incomparable Monsieur de Lully) (1725) \n\nLulli aux Champs Élisés : Concertant avec les Ombres liriques.\nAir pour les Mêmes.\nVol de Mercure aux Champs Élisés\, pour avertir qu’Apollon y va descendre.\nDescente d’Apollon qui vient offrir son violon à Lulli ; et sa place au Parnasse.\nRumeur souteraine : Causée par les Auteurs contemporains de Lulli.\nPlaintes de Mêmes : pour des flûtes ou des violons très adoucis.\nEnlèvement de Lulli au Parnasse.\nAccueil entre doux\, et agard\, fait à Lulli par Corelli\, et par les Muses italiénes.\nRemerciment de Lulli à Apollon.\nApollon persuade Lully\, et Corelli\, que la réunion des Goûts François et Italien[s] doit faire la perfection de la Musique. Essai en forme d’Ouverture. Lulli et les Muses Françoises – Corelli et les Muses italiénes.\nAir léger. Lulli\, joüant le sujet ; et Corelli l’acompagnant.\nSecond Air. Corelli joüant le sujet\, à son tour\, que Lulli accompagne.\nLa Paix du Parnasse\, faite aux conditions\, sur la Remontrance des Muses Françoises\, que lorsqu’on y parleroit leur langue\, on diroit dorénavant Sonade\, Cantade\, ainsi qu’on prononce Ballade\, Sérénade\, &c. . Sonade en Trio\n Vivement – Rondement – Vivement\n\n  \n  \nLa Françoise (Premier Ordre\, da Les Nationes\, Sonades et Suites de Simphonies en Trio\, 1726) \n\nSonade: Gravement – Gayement – Gravement – Gayement – Gravement – Vivement – Gracieusement – Gayement\nAllemande\, sans lenteur\nPremiere Courante\, noblement\nSeconde Courante\, un peu plus vite\nSarabande\nGigue\nChaconne ou Passacaille\n\n  \n  \n  \nEsecutori \nRossella Croce\, violino barocco \nGioacchino Comparetto\, oboe barocco e flauto dolce \nMarco Lo Cicero\,  pardessus de viole \nDiana Fazzini\, viola da gamba \nAlessandro Nasello\, fagotto barocco e flauto dolce \nBasilio Timpanaro\, clavicembalo \n  \nPresentazione \nIl programma presenta alcune delle più importanti e significative composizioni della musiche strumentale di François Couperin\, tratte dalle tre grandi raccolte della sua produzione strumentale d’insieme. \nCome scriveva Sébastien de Brossard\, autore del fondamentale Dictionnaire de musique (1701)\, a metà degli anni 1690  “ogni compositore a Parigi\, e soprattutto gli organisti\, scriveva follemente sonate alla maniera italiana”. F. Couperin non faceva eccezione e non sfuggiva al fascino e all’influenza esercitata dalla musica italiana\, ma\, da grande erede della tradizione dei “clavecinistes” francesi del XVII sec. quale egli era\, sostenne sempre la necessità di una fusione dello stile italiano e di quello francese\, sostenne cioè la necessità e la superiorità di quelli che\, nel titolo di una delle sue raccolte di musica strumentale\, chiamò e definì “Les Goûts réunis”. E’ questo\, infatti\, il titolo che lui dà alla raccolta di “Nouveaux Concerts” che seguono ai primi quattro\, in chiaro stile francese\, intitolati “Concerts royaux”; proprio la prefazione a Les Goûts réunis contiene quella che potrebbe essere considerata la dichiarazione più chiara di Couperin sul suo approccio agli stili nazionali: \n«Lo stile italiano e quello francese hanno da tempo condiviso la Repubblica della Musica in Francia. Per quanto mi riguarda\, ho sempre tenuto in grande considerazione le cose che meritavano stima\, senza considerare né compositore né nazione; e le prime sonate italiane che sono apparse a Parigi più di 30 anni fa\, e che mi hanno incoraggiato a cominciare a comporne alcune io stesso\, a mio avviso non hanno offeso né le opere di M. de Lully\, né quelle dei miei antenati\, che saranno sempre più mirabili che imitabili.» \nI Nouveaux Concerts come i “Royaux” pur presentando una semplice scrittura a due parti (tant’è che nella prefazione l’autore dice che possono anche essere eseguiti a cembalo solo) appaiono chiaramente destinati\, come è evidente anche da alcune indicazioni specifiche riguardanti la strumentazione\, alla concertazione ed esecuzione su strumenti melodici (violino\, oboe\, flauto) e basso continuo. \nLa scrittura in “trio”\, tipica dello stile italiano\, per quanto sostanziata di gusto francese\, che Couperin  aveva già adottato in quattro “Sonate”  (che poi inserirà nella raccolta di concerti “Les Nations”)\, compare invece nelle due “Apothéoses”\, ossia i due “concerti strumentali” dedicati rispettivamente a Corelli e a Lully\, i due massimi rappresentati\, quasi mitici Dioscuri\, delle due nazioni e stili musicali. In realtà la fondamentale ascendenza  stilistica francese è evidente\, oltre che nei titoli descrittivi e nel programma  “extramusicale” di ognuna di esse\, e oltre che nelle caratteristiche melodiche ed armoniche e nella ricca ornamentazione\, anche e soprattutto nel modo in cui l’autore tratta la trama del trio (specie nell’Apothéose de Lully )\, quasi come se fosse più in due parti che in tre\, con il secondo dessusaggiunto un po’ alla maniera di una contre-partie\, che fornisce profondità armonica\, e a volte varietà ritmica e melodica\, ma lascia sostanzialmente invariato quell’idioma\, in cui la melodia è fondamentale\, che aveva già caratterizzato i  Concerts royaux e i Nouveaux Concerts. \nUn anno dopo la pubblicazione dell’Apothéose de Lully\, nel 1726 Couperin pubblica la sua probabilmente più importante raccolta di musica strumentale: Les Nations\, quattro grandi Concerti\, introdotti ognuno da una Sonata in trio all’italiana (quelle che egli aveva già composto qualche decennio prima) a cui segue una Suite nello stile francese. Anche qui è dunque evidente quel progetto di “riunione” degli stili nazionali a cui Couperin dedicò tutta la sua opera strumentale d’insieme. \nMario Basilio Timpanaro
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